COMUNICATO STAMPA

 

 

 

Statuto dei diritti del contribuente.

Moretti (ragionieri commercialisti): “La violazione dello Statuto produce danni economici e alla collettività”.

 

La normativa deve essere stabile per un’effettiva tutela del contribuente e dei diritti che l’ordinamento pone a garanzia dell’integrità patrimoniale.

 

 

Roma, 5 luglio 2007 – “La continua violazione dello Statuto del contribuente ha prodotto un danno all’interesse della collettività con gravi ripercussioni anche di tipo economico. Il rispetto dei principi della Legge 212/00 sin dalla fase della produzione normativa, invece, potrebbe contribuire a rendere più collaborativo il rapporto fisco-contribuente nonché a ridurre il livello di evasione. Una normativa stabile e la corretta conoscenza della stessa da parte dei destinatari costituisce il presupposto necessario per un’effettiva tutela del contribuente e dei diritti che l’ordinamento pone a garanzia dell’integrità patrimoniale”.

 

E’ quanto ha affermato Paolo Moretti, delegato alla Fiscalità del Consiglio nazionale dei Ragionieri Commercialisti, nel corso dell’audizione presso la commissione Finanze e Tesoro del Senato in relazione all’indagine svolta dalla Corte dei conti circa lo stato di attuazione dello Statuto del contribuente e, più in generale, circa lo stato dei rapporti fisco-contribuenti.

 

“Come rilevato nella relazione della Corte dei Conti è costante la violazione sia da parte del legislatore, sia da parte dell’Agenzia delle entrate dei principi contenuti nello Statuto. Basti pensare alle modifiche normative introdotte con decreto legge o sostituite da comunicati stampa che, in molti casi, anticipano la pubblicazione in Gazzetta dei relativi provvedimenti normativi. Tra le altre violazioni non possono sfuggire quelle che comportano un’indebita retroattività delle norme tributarie, quelle che mascherano norme nella sostanza interpretative, nonché la reiterata violazione dei principi di chiarezza e trasparenza imposti alle disposizioni tributarie dallo Statuto”

 

“Ma la violazione dei principi dello Statuto è evidente”, continua Moretti “anche nel mancato rispetto dei principi dell’effettiva conoscenza degli atti di accertamento da parte del contribuente-destinatario, nella scarsa chiarezza del loro contenuto e nella mancata partecipazione al procedimento, in particolare nel caso d’iscrizioni a ruolo derivanti dalla liquidazione dei tributi risultanti da dichiarazioni. Molte speranze erano state altresì riposte con l’introduzione dell’istituto della compensazione anche in ambito fiscale. A 7 anni dallo Statuto non sono ancora stati emanati i previsti regolamenti che ne consentirebbero l’attuazione come strumento generalizzato di estinzione dell’obbligazione tributaria”.

 

Mauro Parracino

Ufficio stampa Ragionieri commercialisti

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